Recito poesia prima di fare l’amore, prima di essere nudo, all’interno dei preliminari.

Posso recitare poesia mentre faccio l’amore, in due situazioni, una passiva e una attiva, o altrimenti durante i più o meno prolungati momenti di immobilità.

Per immobilità intendo quei periodi in cui i genitali sono in amplesso, ma i corpi rimangono immobili, in fase immersiva. Diversamente le pause consistono nei periodi di tempo in cui l’attività penetrativa è interrotta, sostituita da una diversa attività di esplorazione fisica. Anche qui posso recitare poesia, in maniera molto simile alla fase preliminare.

O posso sussurrarla al suo orecchio alla fine di un amplesso, mentre se sta in estasi dopo l'orgasmo, ma in questo caso lo stesso modo di recitare  avrà caratteristiche molto diverse dai modi precedenti.

 

Perchè per portare la poesia nella vita, tanto nel sesso quanto sotto la doccia (non fa differenza), la poesia, intesa come energia biologica e spirituale, va slegata una volta per tutte, dal suo modello letterario.

In qualche modo recitare poesia facendo l’amore significa riportare la poesia all’origine, quando il testo era solo una traccia necessaria alla memorizzazione, ma non indispensabile. Il processo di memorizzazione a lungo termine è fortemente condizionato dalla produzione endogena di morfina, che è alla base delle esperienze di estasi.

 

Oggi molti associano la poesia alla debolezza. Invece io sento la mia poesia come la mia potenza, è la dimostrazione della  mia capacità di andare in profondità, di non essere mai banale, almeno non con una donna. La fuga ad ogni costo dalla banalità è la chiave della ricerca dell’essenza in cui consiste la mia ricerca poetica, applicata tanto alla narrazione scritta quanto ai miei incontri erotici.

 

Quando io faccio l’amore, l’uomo che sono, la consapevolezza della mia virilità, l’elaborazione del mio immaginario, si cui si appoggia la mia potenza, da cui prende rifornimento, sono il frutto di un percorso poetico.

 

So che devo far percepire alla mia donna, come fosse la mia musa, il fatto che la mia poesia non ha lo scopo di ornare o farcire il nostro rapporto sessuale. Nè di alimentarlo. Non rappresenta cioè un supporto a sostegno del rapporto sessuale, ma configura al contrario una struttura alternativa alla sua struttura ordinaria.

Oggi le donne sono sempre più condizionate dalla pornografia che costituisce la struttura inconscia della nostra sessualità ordinaria. Anche se non ne fossero fruitrici ne percepiscono la sostanza attraverso la pressione mediatica e le richieste maschili.

 

Di fronte alla poesia, invece, ma soprattutto di fronte alla voce poetica, il sesso torna all'orgine: prima di entrare con il mio membro lascio che una donna si immerga nella mia voce, e preparo il suo corpo ad un'esperienza completamente onirica con il mio corpo, e il mio fallo. Io divento così la pelle di una poesia che diventa veicolo ipnotico e apre il sesso all'esperienza magica del sogno.

Mi hai detto che il mio sperma sapeva di sale

Che avevo il cazzo grosso come piace a te

Che un momento prima che fiottasse, caldo

Sulla pelle

Avresti voluto mordermi il pene

Come per vendicarti

Poi con la mano mi hai stretto la base

Mi ha stretto l’anima

Come una bambina stringerebbe un pallone

E hai smesso di succhiare

Mi hai guardato appoggiando tutta la lingua

sul glande

con tenerezza

Lo coccolavi

E mentre attendevi il cibo dolcesalato per la tua bocca

sorridevi, senza vergogna che fosse tuo

E proprio in quel momento lì

Mentre ti venivo Sulle Labbra

Mi hai detto

“ti amo”.

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Non sono uno psicologo, nè uno psicoterapeuta. Quello che trovi nei miei siti non sostituisce l'intervento di altri professionisti. Nel caso tu ritenessi di avere disagi che richiedono la loro consulenza devi rivolgerti a loro. Io sono un coach. Non risolvo problemi. Ma posso vedere  il tuo potenziale, e darti gli strumenti per esprimerlo al meglio con le donne e nella vita.