IL SEX ROLE-PLAY COME PRATICA SPIRITUALE




La performance spirituale è gioco. E’ Dionisiaca.


Fare sesso, fare sesso dionisiaco, è l’essenza del giocare stesso.


Significa giocare con gli dei.


Ciao, mi chiamo Luca Ferretto. Insegno gli uomini ad esprimere al meglio la propria immaginazione creativa nella vita sessuale. Se vuoi un colloquio di persona o via skipe scrivimi a lucaferretto75@yahoo.it


Molti distinguono solamente tra fare l’amore e scopare, ma non si considera quasi mai la terza componente della vita sessuale che è quella del gioco.


Chiedi alla tua ragazza o al tuo ragazzo: se vuole giocare: giochiamo questa sera?

Se fai questa domanda, se la fai ad una persona che sa quello che stai dicendo, il percorso sessuale che stai facendo, e tutta la tua vita sessuale ,e la tua vita di coppia in particolare, assumeranno un aspetto totalmente differente.

Pensare il sesso come un gioco fa tornare il sesso all’interno di quella dimensione sacra da cui si era originato all’inizio dell’umanità, generando alla fine l’umanità stessa.


Il gioco umano nasce dietro ad una maschera e non si può distinguere dall’atto magico.

In questo modo nei primitivi nacque la musica insieme alla magia e al sesso.

Nessuno può rifiutarsi di giocare perché quando ci viene proposto di giocare viene contattato qualcosa di antichissimo dentro di noi, qualcosa che inizia a muoversi dall'origine.

Il gesto del gioco e l’atto di mascherarsi sono anch’essi in una relazione originaria e sensuale (al confine cioè tra animale e dio): una relazione dionisiaca.


Dioniso era il dio dell’ubriachezza. Non tanto dell’ubriachezza dettata dal vino, non tanto dello sballo indotto dalle droghe. Perchè in quel caso si tratta di metafore che la mitologia ha usato per spiegare l’ubriachezza. Mentre il senso profondo del suo culto riguarda l'essenza della vita stessa, la sessualità, anzi no, il piacere sessuale, l'orgasmo, e l'estasi. Essere ubriachi della vita, questo è Dioniso, ubriacarsi di musica, di danza, di un corpo, di emozioni, di viaggi senza ritorno, ubriacarsi di storie. Dioniso non è degrado, non è perdita di coscienza, non è sonno, è superamento della coscienza: è sogno, sogno erotico, E' il sogno di un pioniere, è la poesia, è il sesso superiore: è roleplay, al suo meglio.


La relazione tra sesso umano e mascheramento descrive tutta la differenza che c’è tra la copula degli animali e l’amplesso umano. La copula animale ha una sola ragione: la riproduzione, mentre il sesso umano ha tutt’altra ragione: la trasformazione, attraverso l’orgasmo e poi l’estasi.

Chiedere di giocare non significa chiedere esclusivamente di divertirsi. I bambini ad esempio non giocano per divertirsi. Loro giocano per imparare. Lo fanno con la stessa serietà con cui noi di solito noi adulti ci dedichiamo al lavoro, soprattutto quando il lavoro che facciamo è molto remunerativo, se lo facciamo bene.

Ma la serietà dei bambini , mentre giocano, e la posta in palio, hanno un livello molto più complesso del nostro, di quando lavoriamo. In qualche modo i bambini usano una modalità originaria della mente.


I bambini infatti quando giocano pensano nella stessa modalità in cui gli uomini primitivi pensavano il mondo.


Fare sesso, in senso spirituale, dionisiaco, significa fare sesso con lo stesso tipo di serietà con cui giocano i bambini, e con cui recitano gli attori. Perché quando i bambini giocano, e quando gli attori recitano, sono in relazione costante con delle entità sconosciute che poi prenderanno i nomi di "dei" e demoni e fate e forze di ogni genere.


Osserviamo i bambini perché loro ci insegneranno a fare l’amore.


Ci insegneranno a fare l’amore perché ci insegneranno ad essere creativi (cosa che abbiamo smesso di fare quando abbiamo smesso di essere bambini) e ad emozionarci. Essere creativi significa riconosce l’esistenza di quelle entità nel mondo fuori di noi e farle agire in noi. Emozionarci significa muoverci facendoci condurre da quelle stesse entità misteriose e indimenticabili da dentro a fuori e viceversa.

Spesso dimentichiamo i dettagli dei nostri rapporti sessuali, ma quasi mai succede se fanno parte di un gioco di ruolo ben condotto.


Fare l’amore significa fare teatro-danza. Il rito del gioco è un rito dionisiaco.

Senza creazione il sesso diventa un gioco senza senso, un’operazione ripetuta alla noia.


Ma dove sta la creazione? E’ la stessa domanda che l'attore si fa, quando si chiede che cosa egli stia descrivendo sulla scena, che cosa stia rappresentando. Ma è la stessa domanda che discrimina tra una performance efficace e una finzione che, ben presto, lascerà a mani vuote i due amanti: ma cosa stiamo facendo?

Se chiedi "a freddo" alla tua compagna di "giocare" probabilmente lei ti risponderà che il tuo è solo un modo differente di riferirti al sesso. Tu mi chiedi di giocare, ma vuoi solo scopare.

Qualcuno del resto pensa che né a giocare né a fare sesso si impari. E questa è la differenza sostanziale tra un mondo spirituale e uno strettamente materialista. Chi gioca invece preferisce quella sessualità all’altra, quella che si impara, conoscendo molto bene la radicale differenza tra un umano e un robot.

Se vuoi coinvolgere qualcuno in un gioco, per prima cosa devi voler giocare tu, devi crederci tu, e trasmettere la tua energia creativa all’altro, senza dubbi, fino ad entrare definitivamente nel gioco insieme. Se tentenni anche poco, perdi la magia. Perdi la persona.


L’aspetto sacro di tutto questo sta nel fatto che il gioco è questione sempre di credere. Di imparare a credere. E’ così che si formano anche gli attori. E’ questo che imparano a fare magistralmente i bambini, quando giocano, e quando amano: credono, non fingono. Il tuo io bambino Immagina in modo radicale, prima dell’immaginazione, (così come la conoscono gli adulti).

Se vuoi giocare nel sesso, devi tornare per forza bambino.


"Credere" è una struttura biologica della fede che precede la fede come struttura concettuale.


Prova a immaginare cosa prova l’altro. Prova a immaginarlo come fanno i bambini quando giocano.

Prova a pensare se sarebbe possibile giocare senza immaginazione.

Se ti ordinassero: immagina, non sapresti come fare.

Ma se ti dessero una maschera da indossare e ti dicessero “Immagina” tu sapresti immediatamente cosa fare (ammesso che tu sia rimasto un bambino, dentro): inizieresti a creare. I riti dell’umanità sono iniziati così. La musica dei tamburi ha iniziato a fluire dentro quei riti, a cui si sono aggiunti i cori di tutti gli spettatori - utenti creatori del rito stesso.


C’è qualcosa di fondamentale che distingue la religione di oggi, dalla vita antica immersa nella ritualità religiosa e nella preghiera. Per gli antichi la fede non aveva senso senza divertimento. Dio era inteso come “godimento” ...E il luogo del culto era il luogo della “festa”. La festa era totale, era orgia. I templi erano luoghi di danza e canto e banchetto (e a volte di sesso) fino a notte fonda, per giorni e anche per settimane. Parlare di dio, generava timore, paura e ammirazione insieme, ma il momento del rito era sempre festa, e l’occasione della fede era sempre e comunque attesa di gioia e ansia, vissuta allo stesso modo in cui oggi molti di noi vivono la notte finale dei mondiali (con il sogno del grido di campioni del mondo alla fine): solo che in quelle civiltà dionisiache e primitive invece di succedere come per noi ogni 20 anni (se va bene) succedeva mensilmente e ad ogni ricorrenza.

La periodicità religiosa era molto simile, anche a livello di emozione, a quella con cui noi oggi frequentiamo gli stadi dei concerti o le multisale, che sono veri e propri templi del divertimento. Costruiti come immense sale gioco. Ecco, lo spirito religioso del passato avveniva nello stesso ambiente simbolico.


Oggi però solo nel role play, forse, possiamo riprodurre la stessa commistione concreta tra spiritualità e sessualità.


Il role play idealmente nacque in questo clima di festa-rito e di orgia-teatro: dove la “mascherata” e il corpo magico, colorato, travestito, smontato e rimontato, trasformato e trasfigurato, diventava il luogo di un'esperienza assoluta della creatività umana, della capacità che abbiamo avuto di trasformarci da animali a dei, come succedeva in quei riti-teatro che erano alle origini della tragedia greca.


Fare l’amore può diventare un rito, può tornare un rito, primitivo, magico, sacro. Teatro.


Un rito in cui far scorrere i tamburi, un rito che si intrecci indissolubilmente con la musica, che diventi processo di trasformazione del corpo umano in corpo immortale.

Un teatro in cui creare personaggi storie avventure, di tutti i tipi, con tanto di copione e scene.


Gli amanti indossano una maschera, preparano uno script, una colonna sonora e danzano. Si chiama roleplay.

Si può fare l’amore così per tutta la vita se si vuole. Dipende dai limiti che vuoi dare alla fantasia o da quelli che riconosci al tuo corpo e dipende anche dal tempo che dedichi alla “confenzione” dell’amplesso assieme alla tua compagna.

Dipende da quanto volete continuare a giocare insieme sebbene siate cresciuti già da un po’.


Benvenuti nel dionisiaco mondo del teatro come amplesso: il roleplay.


L'immaginazione sessuale è la chiave per una prestazione eccezionale. Se ti interessa questa evoluzione scrivimi una mail a lucaferretto75@yahoo.it o tramite whatsapp al 329-6794156

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