CHE COS'E' UN SEX COACH


Molte persone confondono il coaching con un'alternativa alla psicoterapia. Ma è sbagliato perché un coach e uno psicoterapeuta fanno cose molto differenti, hanno un approccio molto differente. Fosse solo perché il coach ha dei clienti e non dei pazienti, e parte da un obiettivo (non suo) del cliente, e non indaga mai un passato, e guarda solo un futuro, un potenziale, il potenziale del suo cliente, lo vede, lo “sgrezza” e lo rende "possibile".


Ciao mi chiamo Luca Ferretto. Insegno agli uomini come migliorare le proprie prestazioni sessuali dotandole di ció che tutte le donne desiderano: immaginazione e spiritualità. Se vuoi capire meglio cosa può fare il sex coaching su di te scrivimi la tua storia a lucaferretto75@yahoo.it


In in realtà il coaching é molto diverso da una psicoterapia ed è molto più antico di quanto si creda. Non va scelto in alternativa alla psicoterapia, eventualmente può essere affiancato ad essa, ma facendo molta attenzione a non confondere i due piani, con il rischio di vanificare entrambi.


Quando ero bambino sentivo parlare di personaggi straordinari, vissuti millenni di anni prima di me, che sono stati, a loro insaputa, coach ante litteram, prototipi dei coach moderni.

Il coach non ha nessuna pretesa scientificità nel suo approccio (neanche da scienze umane) .


E' più un mago dell’anima che un tecnico della mente.


Il coach lavora con l'irrazionale, non per "gestirlo", bensì per potenziarlo: renderlo umanamente praticabile, senza "pretendere" di razionalizzarlo.

Fosse anche perché in un certo modo il coach si occupa di soprannaturale.

Intendo dire che il lavoro del coach ha sempre a che fare con una forza superiore che interviene nel processo di tessitura del rapporto tra noi e l’altro.

Il coach riconosce l'esistenza di questa "forza superiore", la alimenta, la onora, senza creare per questo una teologia o una religione. Semplicemente la lascia esistere, le dà priorità, perchè dopo (attraverso esercizi psicomagici creati ad hoc) si esprima al'esterno.

Questa forza superiore esiste realmente ed è potenza, desiderio, essenza; non va ridimensionata, nè spiegata, va vissuta. E il coach sa predisporre un percorso tale da vivere farci vivere quella forza, senza paura.


Una volta conobbi un insegnante di teatro che si "divertiva" quando gli chiedevano come si faceva a "gestire" le proprie emozioni. Lui stava un poco in silenzio, poi -lapidario- diceva:


non devi gestire le tue emozioni, devi viverle.

Per questo sarebbe più giusto avvicinare un coach alla figura del mago-filosofo, più che dello psicologo laico, e anzi -in prospettiva storica- messi a confronto con il modo di fare filosofia del loro tempo, anche un Gesù o un Buddha (prendetela un po' larga) erano a tutti gli effetti dei coach. Forse anche i preti sono stati inventati per essere più dei coach che dei maggiordomi del rito: "guide" per potenziare la nostra spiritualità, la nostra anima, al fine di raggiungere un obiettivo specifico: dio: inteso in quanto vittoria dell’anima sulla pulsione animale. Perchè tanto la vita eterna, che poi è la stessa cosa della fama per un artista, quanto la scoperta scientifica per uno scienziato, il record per un atleta, il gol capolavoro oltre il novantesimo per un attaccante, sono tutte vittorie dell’uomo sui suoi limiti radicali ed esistenziali, sono il campo di azione di ogni coach.


Il coach è colui che aiuta a superare un limite (o quelli che ti hanno imposto gli altri).

Perché i coach non sono scienziati, tecnici, ma sciamani, maghi:

artisti del cambiamento.

Vediamo perché.


L'oggetto della loro "critica" è la zona di comfort.


Già Platone, aveva definito la sua lotta contro la comfort zone all'inizio del più importante dei suoi scritti: Repubblica.


Tuttavia i filosofi accademici oggi si sono allontanati moltissimo da questa missione molto sentita nella Grecia di quei tempi. Oggi il residuo di quel tipo di filosofia destabilizzante, proposta un tempo da un Bruno, o da un Socrate, una filosofia anti comfort, è rappresentato da pochi nomi ancora di moda, ma in declino, come Nietzsche e Sartre, che però hanno voluto mettere tra sé stessi e il mondo il filtro dei loro libri, perdendo notevolmente (anche in vita) quasi tutta la loro carica rivoluzionaria per l'individuosingolo. Magari per le masse sono stati fonte di nuove idee, ma per l'individuo no, perché per la rivoluzione personale ci vuole un percorso diretto, un coach.


Il coach non si occupa di masse, non si occupa di lotta per la civiltà, nè forse di inconscio collettivo: si occupa di individui specifici, e nel loro mondo quotidiano (non inconscio), e presi uno a uno. Valorizzati per essere uno. Perchè hanno un potenziale.


È molto più facile condizionare una massa, che un individuo, dentro.

Questo approccio sull'individuo (dentro) é sempre stata la caratteristica dell'approccio filosofico in Oriente, Nel filosofo orientale e nei suoi epigoni mediterranei e orientali moderni (con le dovute differenze) c'é molto del coach contemporaneo. La parola "guru" ha una radice in sanscrito che significa "amico" , guida, nell'accezione di quello che oggi definiamo un "allenatore spirituale" .

Perché anche un allenatore puó essere "spirituale" .


Ogni coaching è di base un allenamento spirituale.


Perché una cosa é allenare un corpo, prepararlo alla gara, ma un'altra cosa é infondergli l'essenza della vittoria. L'essenza di quello sport...Quella é la cosa spirituale, ha a che fare con l'anima, non certo con la mente.


La vittoria è sempre spirituale.


Non dipende da un training: ma dipende dalla capacità di un atleta, un professionista di qualunque tipo, ma anche un genitore, un amante, un religioso, di concepire, sentire, praticare una presenza “superiore” specifica, propria, nella sua performance.


Concepire, sentire, praticare.


Ci sono quindi due tipi di allenamento, da tenere sempre distinti: il training e il coaching.


Il training si occupa di analisi. Nel training si creano le condizioni psicofisiche per la performance (la connessione corpo-mente, ad esempio); nel coaching si crea invece lo spazio percettivo per l'intervento - nella performance - di una forza superiore che sposti tutto il baricentro creativo dall'ego - all'altro.


Allora vediamo di definire le caratteristiche specifiche del lavoro di un coach.


Un coach è un esperto (nel senso che ha esperienza) del cambiamento.


Non risponde a esigenze di introspezione bensì di "direzione" .

Di una direzione superiore.


Un percorso di coaching si avvia quando un individuo riconosce un limite spirituale nella sua performance (atletica, spirituale, sessuale, artistica, genitoriale) e decide di mettere in atto determinate azioni per incidere sulla qualità specifica della sua azione nel mondo.


Con "spirituale" intendo che non si tratta più di un limite fisico, tecnico, psicologico.

E' come se ci fosse una forza “misteriosa” che dobbiamo sbloccare per proseguire: l'anima. È molto importante riflettere su questo ultimo punto. In altri tipi di percorsi infatti il cliente (o paziente) si mantiene tenacemente ancorato ad un pensiero su di sé, un pensiero scientifico, di causa effetto. La frase che direi a questo tipo di individuo dopo anni di tali percorsi dell'io, anni di "se e perché, di ma e di sì peró.." , la frase sarebbe sempre la stessa... “Stai ancora pensando a te stesso, e non ti sei mosso di un millimetro. Eri caduto dentro un "buco" già anni fa, e ora sei diventato gigantesco, ma rimanendo ancora dentro quello stesso buco. incastrato, sempre a parlare di te! E ti piace anche. E anche ora, guardati, sì proprio ora, stai ancora parlando solo ed esclusivamente a te stesso e di te stesso”.

I coach, i veri coach, basano tutta la loro azione estrospettiva (cioé di spinta fuori nel modo) su una sola convinzione:


più ti sposti sull'altro più la vita funziona.


E del resto, vale sempre la massima che se veramente vuoi che succeda qualcosa nella tua vita, devi essere disposto a diventare un altro, a far entrare un altro in te..

Questo "altro" è il superiore, anche se spesso è interpretato da un essere umano in carne ed ossa (che lo contiene).


Ora non intendo riferirmi al "giudizio" dell'altro, ma all'Altro vissuto come "persona" -unica: come un'opportunità di collaborazione.

La comprensione dell'unicità dell'altro, la collaborazione con lui/lei, è infatti la chiave per farci attraversare dall'energia vitale, dal piacere, da dio (che infatti ha la stessa etimo di "godimento"). da un orgasmo, una gravidanza, un parto, dalla morte stessa, da un ricordo, da una poesia.

Senza questa collaborazione, semplicemente, non c'è vita, non c'è narrazione. Non potrebbe mai esserci.

Perchè solo vedendone l'unicità e vivendo l'inevitabilità dell'altro, attiviamo la relazione stessa, alla sua essenza: quella sessuale e quella spirituale: la poesia.


Io ad esempio che sono un sex coach ho imparato che più mi concentro sull'altra persona quando faccio l'amore più il sesso funziona.

Più gode lei e più godo io. Badate che la celebre frase "riparti da te stesso" è una trappola, perché l'altro, in quel modo, diventa così un nemico. Chi dice che sta bene da solo, appunto è solo. Forse perché gli altri non stanno davvero bene con lui. Pensare di poter bastare a se stessi, di essere felici dentro "da soli" , è una grande bugia.

La felicità è una relazione,

E la vita biologica é possibile solo nella relazione.

Questo non significa che l'altro debba essere per forza sempre fisicamente disponibile. Ma in qualche modo la felicità è sempre e solo una relazione con l'altro, sia esso lontano, immaginario, irraggiungibile. Se guardi dentro te stesso e trovi l'altro anche dentro di te, allora hai trovato la chiave della felicità, del sesso, della preghiera, dell'arte, della storia, del cambiamento! Ma se dentro te stesso trovi solo te, allora, ahimé, sei condannato a non cambiare mai. e a non godere mai.

E così gli altri andranno avanti, nella vita, e nella storia (nonostante tutti gli errori che faranno e gli amori che avranno) e tu rimarrai lì dove sei, fermo, solo, non amato: nella tua spaziosissima e amtissima zona di comfort.

Rischia quindi, vivi le emozioni, non gestirle: fatti mettere in pericolo da loro: guarda nel vuoto. Cosa vedi?

Per chiudere, io dico sempre questo: puoi passare tutta una notte o tutta una vita a chiederti perché é successa quella cosa che ti sta portando tanti dubbi ora, e se é giusta o ingiusta, e cosa succederebbe se poi, e se poi... Eccetera.. Altrimenti puoi cominciare adesso a chiederti come fare perché tu sia felice partendo da quella cosa che sta comunque succedendo adesso. Non domani, no tanti anni fa, adesso.

Concentrati su come fare , non su "se farlo".


Non troverai mai la felicità nei tuoi pensieri, ma soltanto nelle tue azioni.

Cosa fa quindi un coach per produrre queste azioni?

Il coach lavora con te, attraverso esercizi in grado di spingerti poco alla volta fuori dalla tua zona di comfort, zona di autodifesa, di alibi, e di passività; ti porta a fare delle scelte e a prendere delle decisioni. A fare della azioni oltre il tuo limite. E queste decisioni vertono sul tuo mindset, sulla la tua mentalità bloccata, fin troppo rigida, che devi cambiare se vuoi "cambiare".

Se cerchi un coach devi saper mettere in discussione definitiva le tue credenze, i tuoi atteggiamenti limitanti, sabotanti, sminuenti, e iniziare a proporre a te stesso idee costruttive, e immagini potenziati che ti nutrano è ti rafforzino. Questo è il significato semplice e profondissimo di quando Gesù Cristo diceva che il “regno dei cieli” era vicino. Intendeva dire che il mondo è la fuori, fuori dalla zona di comfort, ribaltando la mentalità ebraica, sovvertendo le credenze limitanti, ribaltando le tavole nel tempio.


Il divino, il superiore, è semplicemente tutto il divertimento che sta fuori dalla zona di comfort.

Che idee ad esempio hai sul maschile? o sulle donne, e sulla coppia, sul rapporto sessuale, sul piacere sessuale?

Come stai vivendo la tua vita di ora, il tuo approccio con le donne, il tuo modo di fare l'amore? È basato su una consapevolezza? O ti muovi a caso? Hai una strategia? Oppure è tutto lasciato alla narrazione deglia ltri? Alla mercé degli eventi e degli altri?

Hai il controllo della tua mente, del tuo corpo, del tuo pene, della tua vita?


La senti la tua anima quando fai l'amore?

Ecco, un coach in definitiva fa questo: ti dice come non avere paura di quello che veramente conta per te. E ti porta a farlo.

Un poco (anzi proprio) come facevano gli dei greci, quando affiancavano gli eroi ateniesi in battaglia, o quando venivano di notte nelle loro tende, per ispirarli e guidarli, e metterli ad ogni costo in eroica azione.

Perchè, senza quell' azione - azione magica, inevitabile, unica - quegli eroi, di se stessi, sapevano che era come se non fossero mai esistiti.


Ora dimmi: che cosa conta davvero per te?

Bene.

Quando lo saprai troverai il tuo coach per realizzarlo, e per metterlo in pratica.

Scrivimi anche su whatsapp: 3296794156 per fissare una prima consulenza.

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