INTRODUZIONE AL SEX COACHING 1



Fu la mia prima lezione. Tantissimi anni fa ero nella stanza di un mio amico, il mio migliore amico, Paolo, che me l’aveva lasciata libera per stare con una giovane universitaria del Sud.

Paolo, che frequentava la facoltà di psicologia (mentre io ero un aspirante filosofo) aveva tutte queste amiche che venivano dal sud, tutte aspiranti psicologhe: canna costantemente in bocca, gli occhi lucidi a causa degli sprizz di alta qualità e un evidente (evidentissimo) desiderio sessuale ancora poco formato.. Ventenni come siamo stati tutti noi, sempre con quella lieve inquietudine mista alla noia, e loro soprattutto: giovani donne sempre a voler far vedere di essere più libere e più femmine di quanto effettivamente erano.

In quella stanza però io sembravo anche meno esperto di lei; la volevo (se la volevo!) e aveva un seno grande, pieno e bianco come se fosse stato di panna cotta, da cui non riuscivo a staccare gli occhi; cosa che la infastidiva parecchio, credo. Soprattutto quando si vedeva che mi leccavo le labbra. Avevo parecchie difficoltà a prendere l’iniziativa, ma sebbene le facessi capire con chiarezza che volevo farmela lei proprio non ci stava. E più insistevo più non ci stava, però non scappava: rimaneva lì, non so perché. Qualcosa provava, e qualunque cosa provasse le piaceva parecchio. Allo stesso tempo avevo paura di lei, cioè avevo paura del suo rifiuto definitivo e ci infilammo entrambi in una discussione infinita sul significato profondo dell’attrazione fisica. Ancora oggi dopo più di vent’anni non ho capito se fosse o meno attratta dal sottoscritto. La timidezza mi bloccava, la sua reticenza mi bloccava, e nonostante questo c’era tensione in quella stanza, ma parlavamo e parlavamo, e non scopavamo mai.

Io ad un certo punto, ricordo di averle detto questo.

“Imma” -si chiamava Immacolata per l’esattezza, cosa che di là a un poco avrebbe rivelato tutto il suo paradosso- “io sono attratto da te, credo che sia evidente”.

Glielo dissi così, sfacciatamente, perché a forza di guardare quelle due tette rotonde e morbide come budini mi era venuta il cazzo duro, ma talmente duro che lo vedeva anche lei.”.

Lei ci girava in tondo, allora la provocai di nuovo “forse tu non lo sai se sei attratta da me”.

Dissi una cosa stupida, lo so. Potevo essere molto stupido se volevo, ho come un dono.

Allora lei mi disse che una donna lo sa bene se è attratta o meno.

Non se lo doveva chiedere due volte (mi apostrofò)...una donna lo sa, ed era evidente per lei come lo è per noi maschi essere in tiro.


Questo significava che anche le donne come gli uomini sentono la voglia fisica di fare l’amore; non è un desiderio astratto mentale, è una sensazione fisica.

Per me era una scoperta, e allo stesso tempo continuavo a non crederci. Avevo una mamma e una sorella “da piedistallo”, e un padre con cui l’argomento sesso era fuori discussione, e che del resto su quel piedistallo le aveva messe entrambe. Ero cresciuto con questa idea, fissa nella mia mente, e forse non solo nella mia: che alle donne il sesso non piace, che le donne hanno tempi diversi, che il sesso per una donna non è mai una priorità. Falso, falsissimo.


Il fatto era che io non riuscivo ad apprezzare il vantaggio della differenza, e non coglievo l’essenza dell’essere donna. Come fa una donna ad sentirsi eccitata? Al di là della reazione fisica, ok si bagna, ma più in profondità, e come capisce allora che vuole farlo?

Insomma, quello che non volevo ancora ammettere, ma che mi stavo chiedendo, aveva tutto a che fare con l’immaginario sessuale femminile più profondo, e più sacro.


Le donne forse sono anche più sessuali di noi, questa è la verità.

Hanno un legame con l’animale che è in loro forse anche più intenso del nostro. Ma c’è qualcosa di più. Qualcosa di spirituale, come se sentissero una forza superiore.

Non tutte, eh, non sempre, magari Immacolata sì.

Magari quando partoriscono molte donne sentono una forza superiore che le attraversa, magari la sentono anche quando ovulano, magari anche quando scopano.

Basterebbe capire in che modo.

Insomma quello che Imma mi voleva dire era che è proprio quando percepiamo entrambi di essere due animali speciali, allora sì che sappiamo di poterci saltare addosso; ma è questa nostra privatissima sensazione di essere in effetti mezzi animali e mezzi dei che a volte ci sfugge. Un animale sente l’impulso stagionale a fecondare, lo sappiamo. Ma un essere umano è molto lontano ormai da quella motivazione a copulare. E quindi ogni uomo come ogni donna, è costretto a recuperare ad un livello più sofisticato questa sensazione. Mano a mano che gli diventa possibile parlarne, anche solo tra sé e sé, anche solo ad un livello antecedente al linguaggio, a quel livello in cui ci diciamo a mente le cose, senza parole, ad un certo punto ci diventa chiaro che il sesso è qualcosa di più. E’ un livello profondo del linguaggio, ed è a quel livello, io dico sempre, che i poeti parlano con gli dei.

L’attrazione sessuale, la sensazione di avere voglia di scopare, può durare anche tutto il giorno. Non è necessario che produca un’erezione, e una donna non deve starsene bagnata per ore solo per potersi autodefinire “horny” come dicono gli inglesi.

Horny significa qualcosa di più del semplice essere eccitata. In italiano si direbbe “vogliosa” - e ci sono donne e ci sono uomini che questa energia, la voglia, la libido, la sentono e le attribuiscono una percezione precisa nella loro mente bicamerale, una mente cioè in cui coscienza e inconscio dialogano costantemente (la mente bicamerale è una mente adatta a “dialogare” con forze superiori alla dimensione della coscienza): è la percezione di un sapere soprannaturale, di un dio o di una dea che ci muovono, che sanno meglio di noi quello che sta succedendo, e non accettano domande o dubbi sulla loro azione, perché non vogliono spiegare l’azione, per non bloccarla. Un dio non è un dio se non fluisce e se non muove da dentro a fuori, e da fuori a dentro.. La voglia di sesso è un’evidenza di movimento inalienabile. Dio è là fuori e lì dentro. Passa, come una corrente, lo sento, lo esprimo.

Ma allora nemmeno mi immaginavo di poter “associare” una fica a una dea, o un cazzo a un dio, e quindi incalzavo l’Immacolata con le mie domande, l’amica di Paolo.

Poteva, voglio dire, chiamarsi Immacolata una così?


Voi donne avete meno voglia di scopare? le chiesi, o forse la sentite più lontana? Pensavo questo perché mi avevano abituato a quella stupidaggine secondo la quale siccome gli organi genitali femminili sono tutti interni allora le donne faticano di più a ad avere un rapporto troppo diretto con il sesso. Che immense balle!

Avrei sempre dovuto stare più attento a chi mi faceva quella diseducazione sessuale.

Sono cresciuto pieno di pregiudizi e ci ho messo anni poi per smontare tutte quelle stupidi certezze da bar.

Così lei mi rispose che la voglia sessuale la sente anche una donna. La sente tantissimo.

E infine mi disse questo.

Mi disse che una donna sente la voglia di essere penetrata, sente la vagina vuota, che è una percezione antecedente alla pulsazione, al calore intenso, all’umore. Si tratta proprio della voglia di essere riempita. Non sfondata, riempita. Mi disse così, mi parlò di una persistente voglia di essere riempita...impregnata...Immacolata!

Quel giorno l’amica delle amiche di Paolo (Paolo era pieno di amiche) mi stava dicendo qualcosa che avrebbe influito profondamente sulla mia vita sessuale.


Per un maschio in realtà la sua voglia di scopare non è conseguente al suo membro turgido, ma è precedente, anche se di un istante: essa rappresenta simbolicamente quella voglia di penetrare, di riempire che, se ben visualizzata, diventa il principio attivo di chi ce l’ha sempre duro. Perchè sente costantemente dentro di sé questo dio, questo Zeus, questa voglia di penetrare, anche quando di fatto non è duro. Ecco per una donna, è esattamente il contrario, e Imma me lo stava dicendo con una chiarezza che in effetti negli uomini non avevo mai trovato: “così come voi avete voglia di riempire, noi sentiamo di voler essere penetrate”.

Ma penetrate da chi? Da me? Mi chiedevo. E ora so che non è che una donna deve sentire questa voglia riferita ad un uomo specifico, perché ha un uomo preciso davanti a se, è una voglia sua, che lei ha dentro, che si porta in giro. Come se si facesse visitare periodicamente una dea (sono un patito di Raffaele Morelli..non posso farci niente). E può sentirla anche se io le sono davvero davanti, ma non associarla necessariamente a me, o al mio cazzo: è una definizione precisa del femminile che non ha bisogno di essermi comunicata. E’ un mistero. L’immacolata, appunto.


Lo so che rischio di essere blasfemo, non me ne vogliano.


Molti anni dopo, dopo quella sera di timidezza e inesperienza, mi tornò in mente quello che Imma mi aveva detto, e lo usai, abbracciato di nuovo ad una donna, durante una pratica di tango: un giorno qualunque. A Londra. Una sera qualunque che per me fu però l’inizio di una nuova vita, alla scoperta della grandiosità e della poesia che il sesso può esprimere nella vita di un maschio, se lui lo sa fondere con quella.



Parti da te per tornare alle donne. Conquistati la tua autostima, cominciando da come fai godere le donne. Io saró il tuo coach. Per un colloquio di persona o via skipe scrivimi a lucaferretto75@yahoo.it

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