SENTIRMI GUIDATO DA UN DIO.



A me è successo, un giorno, a Londra nel mio appartamento di North Finchley:

Mentre facevo l’amore, mi sono sentito guidato da un dio.

Lei si chiamava Kelly.


Ciao, sono Luca Ferretto. Insegno agli uomini come migliorare le proprie prestazioni sessuali dotandole di ció che tutte le donne desiderano: immaginazione e spiritualità. Se pensi che possa esserti utile una consulenza riguardo a questo tema scrivimi subito su wharsapp al al 329-6793156



Mentre scopavo era come se io avessi una seconda mente, un secondo me, ma che ne sapeva più di me, come un maestro, cui lasciavo il comando del mio corpo, della mia stessa esistenza, mano a mano che entravo nella relazione sessuale con lei.

Mentre le ero sopra e le sue gambe erano spalancate, stavo per raggiungere troppo presto il limite dell’eiaculazione. Me ne rendevo conto, ma non riuscivo a fermarmi, non lo volevo, e lo raggiunsi proprio. Sentivo lungo i fianchi i suoi piedi tesi, mi muovevo ad un ritmo tale che sarei venuto certamente di lì a poco. La sua vagina bagnata, reagiva a tutti i miei colpi, e accompagnava con il suo godimento la mia passione ormai senza freni.

Fare l’amore è veramente come andare in auto: se freni troppo forte cominci a sbandare e perdi il controllo, se freni troppo presto non ti esalti, ma se freni troppo tardi vai schiantarti.


Il sesso è esaltazione, altrimenti non è sesso. Non ci sono divinità dentro, solo azioni animali, senza senso.


Eravamo perfettamente “insieme” come due ingranaggi metabolici accoppiati su un’unica cinghia, ma che cercavano, come due acrobati, il momento perfetto per saltare insieme. Lo sentivamo entrambi, in una specie di comunicazione muta, segreta.

Io ho sempre saputo della tendenza degli uomini a rallentare e a frenare fino a fermarsi in quel momentoesatto in cui sentono l’eiaculazione arrivare, spesso bloccando gli stessi incipienti orgasmi delle donne (e ti assicuro, forse già lo sai, che non c’è niente che faccia più incazzare una donna di un orgasmo a metà). Molti uomini fanno così: pompano velocissimo per una curva temporale di 10, 20, 30 secondi, a seconda di quanto fiato hanno, ma poi si fermano all’improvviso, come se rimanessero senza propulsione. Questo succede perché pensano che la spinta venga dalla loro coscienza (la volontà); lo fanno perché pensano che il loro corpo sia una macchina che si sta surriscaldando troppo e allora vanno in allerta. Ma si sbagliano.

Il filo a cui siamo legati, mentre scopiamo, non lega il nostro corpo alla nosta volontà cosciente, ma alla volontà di un dio, ad una forza soprannaturale, di cui non siamo consapevoli, ma possiamo diventarlo; pregando, ma con un certo tipo di preghiera: la poesia. La magia.


La motivazione, l’energia sessuale, non viene dai muscoli, ma da dove venga nessuno lo dice mai.

E’ per questo che ti parlo di un dio sconosciuto, di una forza magica. Di un linguaggio poetico con cui tessere una relazione, una tua fusione, con dio.


Quella sera feci una cosa che sorprese sia lei che me; sinceramente. Invece di fermarmi come tutti quanti fanno, decisi di andare avanti. E provai ad ascoltare.

Credo sia successo qualcosa che succede anche nello yoga, quando ti arrendi, ma non molli, non vedi più davanti a te, ma ti vedi, semplicemente ti concentri sull’essenziale, quando ti dis-identifichi dal tuo corpo nella posizione più assurda, ecco io mi dis-identificai dal mio cazzo.

L’essenziale.

Chiusi gli occhi e concentrai la mia energia su qualche cosa di molto più profondo: una forza che mi calmava. Fu qualcosa nell’immagine stessa di quel moto, e sentii come se il mio corpo non mi appartenesse più.

Lasciai completamente la presa mentale su di me, ed ebbi la vera sensazione che stavo scopando come trainato da una forza superiore. Come i poeti quando scrivono, come i mistici quando parlano con dio.


Non ero più io. Mi ero scollegato dal mio pene ed ero montato in groppa ad una tigre.


Kelly stessa si aspettava che mi fermassi, perché aveva sentito che stavo lì al limite ed era abituata che a quel limite gli altri uomini calavano il ritmo; invece portai lei con me: ed ebbe un altro orgasmo più potente di quello di prima, che era stato solo un assaggio, perfettamente assemblato (questo) al movimento che ormai trainava i miei lombi. Lei cominciò ad avere orgasmi su orgasmi mentre io filavo come su una rotaia di ghiaccio, senza più attrito. E senza fatica.

O meglio, la fatica c’era, ma non la sentivo.

Respirai forte per reggere l’impatto, come si vede in quei film dove il pilota di un aereo in ammaraggio grida a tutti quanti “prepararsi all’impattoooo”, ed ogni secondo, ad ogni singolo secondo, il film rallenta, rallenta, fino a staccare lo spettatore dal senso del tempo. La scena del film scorre velocissima, ma un grande regista ti sa incollare alla sedia, come se il tempo si fermasse.

Io in quel momento sentivo di avere il potere di fermare il tempo.

E quando il tempo si ferma, come il giorno in cui ti innamori, come il giorno in cui muori, incontri dio.


Quando mi fermai non avevo nemmeno eiaculato. Ero lì con lei, esterefatto di tutta quella potenza, quella presenza, che mi aveva attraversato.

Ecco, la sensazione che ho avuto è stata quella di una sospensione del tempo, di un non tempo in cui sono stato, senza volontà, libero.

Come se, scusami questa metafora, come se prima di morire sulla sedia elettrica avessero tolto la corrente. Ero stato in balia di quel dio sconosciuto, ma quel dio si stava divertendo con me, e io ci credevo.

Era dentro di me.

Ero al sicuro,

Ero suo. Lo sentivo. E questo sentirmi suo, non mio (non avevo più il mio io, l’io era una altro, come diceva Rimbaud da qualche parte, non ricordo) ma suo, mi fece atterrare sano e salvo; dopo un tempo che sembrò interminabile però, sia a me che a lei. A entrambi sembrava di aver volato.


Avevo conosciuto da poco Kelly, quella biondissima e delicata donna d’irlanda. Alta, con questi suoi capelli ricci, il corpo diventato forte grazie al nuoto, un seno pieno, delicato. La pelle bianca come latte. La baciai ancora prima di bere il nostro drink, e la portai in camera, di sopra al Pub, con una facilità disarmante, come se la stessi portando in mongolfiera. Erano i miei versi che l’avevano eccitata. Kelly era una donna sessualmente piena di curiosità, di voglia di riemergere dalle sofferenze della sua vita attraverso il sesso. Perlomeno come me lo spiegò dopo.

Volevo che avesse da me tutta la poesia che si aspettava, quella che le aveva fatto attraversare mezza città, e con quella pioggia battente, solo per conoscermi. E scopare. Sapeva che non sarei stato il suo principe azzurro, ma voleva che fingessi di esserlo, per quella notte. Mi aveva mandato la foto di lei in doccia. Aveva quegli occhi tanto stupiti dall’essere stata travolta in quel modo dalla mia capacità di sedurla (ora non solo con le parole ma con i baci), che baciandola mi sembrava di sentirla vibrare e commuoversi insieme.


Quando facemmo l’amore andavo veloce, e sbattevo parecchio, perché aveva un corpo che desiderava questo tipo di impatto. Io sentivo che era troppo quel ritmo, ma la prima volta che scopo con una donna tendo sempre un poco a esagerare. Non imitarmi, voglio dire.

Quando mi resi conto che stavo per venire, ma non volevo, ebbi la percezione che ciò che avevo letto a proposito della mente bicamerale in un libro di Jaynes di molti anni fa, fosse vero. E’ come se dentro avessimo forze antiche che ci guidano, ci incitano, ci sviano, ci bloccano. Dovevo scegliere che voce ascoltare. E lo feci. Continuai a pompare con la forza di prima, ma senza scendere mai dall’onda su cui stavo scivolando, come un californiano sul suo surf, e ad un certo punto mi sentii come se io fossi il mare. E non fui io a fermarmi, semplicemte la stessa energia che avevo voluto ascoltare, che mi ero permesso di ascoltare, mi disse finalmente che potevo fermarmi.


Qunado finimmo di muoverci, sudati, stremati,avevo entrambi il fiatone, ma ci sentivamo pieni, non vuoti. A livello energetico fu uno sballo. L’orgasmo fu simultaneo.

Una volta mi dissero che il sesso svuota, l’amore riempie. E che sono due cose che dipendono l’una dall’altra.

Non lo so. Dopo il nostro orgasmo, quando ci calmammo, io rimasi in silenzio tombale. Dopo mezzo minuto, forse uno, Kelly mi disse una cosa. Me lo feci ripetere 2 volte e dovette scandirlo. Mi disse in inglese, un inglese da strada, una frase che dovetti farmi scrivere perché, grammaticalmente era troppo complessa per uno nuovo del posto come me:

“D’ora in poi (perché era evidente che voleva scopare con molti uomini) ..d’ora in poi, qualunque altro uomo dovrà essere confrontato con te”.


Quando capii cosa mi aveva detto rimasi quasi ipnotizzato come mi succede solo quando ascolto il favoloso inno sovietico. Così epico e così mistico. Qualunque altro uomo avrebbe potuto concentrarsi “sulla macchina” e durare anche più di me, a quella intensità, ma Kelly aveva percepito la mia discesa agli inferi e la mia risalita da là con un potere e una missione. Come successe tra Orfeo ed Euridice, lei era tornata su con me, però io non mi voltai, non dubitai.

Avevo fatto esperienza concreta di una mente bicamerale, che per quanto sia stata una teoria formulata male, contiene un nocciolo di verità straordinario: che l’anima è piena di forze che la attraversano, forze primordiali, che dialogano con noi ad un livello che precede il linguaggio.


Prova a pensare che non sei tu che fai le cose (qualunque cosa ti si muova dentro) ma che un dio , quasi in carne ed ossa, le faccia muovere attraverso di te: un dio che ti guida nella complessità della vita quotidiana, che ti frena di fronte al pericolo, che ti allena alla battaglia, che ti segna il cammino, che ti indica una donna, quella specifica donna, e non lo sai il perché - ma lo sa lui; ed è lui che ti spinge a non avere paura, che ti cura anche le ferite più difficili, che ride di te se diventi ridicolo, ma che ti incita anche, se vali, perchè crede in te, crede nella tua missione: ti fornisce la potenza che ti serve.

Tu ce l’hai una missione, una vocazione?

Ricorda che qualunque dio non risponderà ai tuoi dubbi, risponderà solo ai tuoi inni, alle tue in-vocazioni.

Perchè dio è innazitutto una voce.

Prova ad ascoltarla. E’ dio che ti guida mentre sei con ogni femmina, anche mentre fai l’amore.

Soprattutto mentre fai l’amore.


(continua...)


PS. Se in questo articolo hai trovato affinità con il tuo percorso nella mascolinità ma non riesci a concretizzarlo al tuo meglio, io ti posso aiutare. Scrivimi a lucaferretto75@yahoo.it oppre WhatsApp al 3296794156

71 visualizzazioni