SEX TANGO

DALLA POESIA AL SESSO

BLOG NOVEL

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PRATICA

 

Allora sono partito. Che serviva rimanere a vivere un’esistenza senza sesso se amavo il sesso, vivere rimandando ad un’altra vita tutte le donne che volevo avere, le scopate che mi volevo fare, i letti in cui volevo dormire.

Credo di essermi ritrovato nel mezzo del cammino di una vita in cui non mi riconoscevo, e credo ad un certo punto di avere detto “no”. Io non rinunciavo più ad essere chi ero. Mai più.

 

Non ho trovato però nessun mentore sulla mia strada, sappiatelo, e più che in una foresta scura mi sono ritrovato, un triste giorno di gennaio, senza una donna e con un sacco di porno nel mio hard disc. E mi resi conto che non ne valeva davvero la pena.

E siccome io le poesie le scrivevo e volevo anche fare l’amore come si deve, volevo fare godere tante donne (ma dovevo trovarle per farlo), allora mi sono messo a studiare come avrei potuto mettere assieme il sesso e la tecnica, l’anima e il ritmo e poi, alla fine, una donna e un uomo.

 

Da questa fusione di poesia e sesso, è nato l’uomo che sono oggi.

 

Ma è stato un lungo viaggio, cominciato una notte con una donna, con un corso di tango, e alla fine con un appartamento da qualche parte nella capitale del caffelatte.

 

 

Tutto probabilemente cominciò molto prima che me ne fuggissi in Messico e poi in Inghilterra, ma in inghilterra successe una cosa che mi chiarì perchè mi piaceva tanto scopare. Allora questa storia comincia da là, a metà strada,da Londra, in una laterale di Liverpool street in cui c’era un pub dove davano un corso di tango

 

Ero arrivato nell’isola della sterlina da qualche giorno. Ero venuto lì, a Londra, la città che corre impazzita dalla mattina alla sera (per lo meno fino alle 5) solo per un motivo: per conoscere finalmente l’ebrezza di essere single e fare l’amore con più donne potevo. In un giorno trovai da dormire nel nord, in Finchley. Era un posto gestito da una ungherese psicotica che nel giro di un paio di mesi mi avrebbe sbattuto fuori a calci nel sedere per via di una scopata troppo rumorosa e troppo lunga, ma non è di questo ciò di cui voglio parlare; non ora. Non persi tempo e decisi di andare a fare un po’ di pratica di Tango.

 

Scoprire una città così, senza parlare. Scoprire le persone, le donne soprattutto, usando la danza, mi dicevo, sarebbe stato perfetto. A Londra, quando sei un ragazzo, ci vai spensierato per qualche mese, e ad imparare l’inglese; io c’ero arrivato per viverci, con un inglese rudimentale, a quarantanni, e mi ero ritrovato a lavorare in una tavola calda di nome Eat in mezzo a ventenni polacchi, lituani e turchi, che mi trattavano alla pari, cioè da adolescente, avevo un collega tunisino gay che mi aveva preso in simpatia, e un’ora e mezza di autobus ogni mattina e ogni sera per andare e tornare dal lavoro. Sarei impazzito se non avessi trovato un senso a quell’inutile routine. Quel tempo sul 134, qualche settimana dopo (ancora non lo sapevo) lo avrei usato per scrivere su Tinder, ma intanto, cercavo di usare il mio tempo libero per esplorare quel luogo immenso che speravo mi avrebbe dato tutte le donne che cercavo. Mentre faticavo a imparare la lingua, mi ero iscritto in palestra, un luogo che usavo esclusivamente come doccia.

Dopo il turno mi cambiavo e scorazzavo per la città in cerca di qualcuna. Non era facile. Per niente. Allora mi venne quell’idea di andare ad una pratica di tango.

Avevo fatto un breve corso in Italia, dove avevo conosciuto una donna che mi aveva confermato ciò che cercavo. Venivo fuori da una convivenza senza sesso, un amore finito, e avevo trovato una donna con cui il sesso era meraviglioso, con cui potevo esprimere tutta la mia ritrovata potenza. Lei l’avevo conosciuta in una milonga, una balera da tango -per intenderci – e per un mese avevamo scopato come forsennati. Era stato quello il mio primo impatto con certe donne e il tango era stato una scusa per passare la prima notte.

Tornerò presto su Maddalena.

Il tango è un ballo difficilissimo, nel quale non esistono coreografie preordinate. Si potrebbe ballarlo anche senza passi, semplicemnte camminando abbracciati. Lei chiude gli occhi e procede all’indietro completamente abbandonata a te, che la spingi dolcemente. Si cammina in cerchio, su piste anche grandi. Le donne non hanno passi propri, sono gli uomini che, con leggerissimi movimenti del busto, muovono le ballerine facendole girare e dondolare sul loro asse. Quindi mentre camminano all’indietro si apettano che tu le muova e di conseguenza, del tutto involontariamente, incrociano el gambe, le piegano in avanti indietro, ruotano attorno a te come farfalle, leggerissime: il loro culetto spinto in fuori, le punte che premono sul pavimento e disegnano sensuali e scivolose geometrie.

Quello è il tango, visto da fuori, delicato, sottile, erotico come nessun’altro ballo da pista. Nel tango i ruoli della donna e dell’uomo sono profondamente diversi. Si dice che la donna segua e che l’uomo guidi e mai come in questo caso può esserci una relazione tra i sessi più letterale.

Perchè è proprio la relazione, l’intimo incastro, tra un uomo e una donna, e la sperimentazione di tutte le sfumature di questo incastro ad essere l’oggetto, quasi il mistico oggetto, di una danza che più che un ballo è un’immesa metafora dell’ amplesso sessuale. Le pratiche sono quei luoghi dove i principianti imparano a ballare. Le milonghe invece sono le piste, le balere, dove ci vanno solo gli esperti. Lì non puoi fermarti, scusarti, correggerti, lì devi essere bravo, e allora nei primi anni, dopo i corsi ci si ritrova in queste piccole sale a provare. Spesso i corsi si svolgono nelle stesse sale della pratica. Prima si fa la lezione, poi si balla.

Si prova.

Ricordo la mia prima pratica. Ero terrorizzato dal chiedere a qualcuna di ballare. All’inizio sembra facile, ma in realtà guidare una donna che tiene gli occhi chiusi, in totale ascolto di te, è difficilissimo. E’ difficilissimo soprattutto se in realtà finge solo di ascoltarti, ma di fatto anticipa i tuoi movimenti, pensando di aiutarti. O peggio ancora, se ti dice lei stessa come fare, la mammina stronza – la chiamo io. Se una donna è brava, se si lascia guidare, deve essere leggera, sensibilissima e affidarsi interamente a te. Perchè un uomo deve dare certi segnali minimi e lei dovrebbe accompagnare quei segnali in modo tale che si crei lo stesso effetto di quando la brezza solleva una foglia.

 

Il tango è una poesia che si balla sfiorando a malapena un fazzoletto.

 

Ricordo la mia prima pratica, come potrei dimenticarla. Ero rimasto senza un amore. e non facevo più sesso da due anni. Ci eravamo lasciati. Capita, ma avevo quarant’anni cazzo. Ero tornato al paese dei miei per ricucire la mia vita e il tango mi sembrava un bel modo per ritrovare una femmina. Ma era un’illusione.

Il tango è in grado di mettere in crisi qualsiasi maschio della terra. Per quante qualità tu creda di avere nella vita, la fermezza, la direzione, la presenza, la cratività, il primo tango che ballerai ne farà un cartoccio e lo getterà dalla finestra più vicina a quella dove sei tu ora, e stai tentando di scusarti con qualcuna (per averle pestato un piede o chissà che cosa). Ballare il tango è difficile come imparare una lingua. Quando non la sai vorresti dire certe cose, ma conosci solamente 2 parole, e non ti viene la terza e ti blocchi in mezzo alla frase. Vorresti dire ad una donna: vai a destra, e lei ti rimprovera dicendoti che la stai strattonando e basta. Provi a non strattonarla più. E lei non si muove, non capisce, non sente. Ti senti un ballerino fallito ancora prima di avere cominciato. Vorresti capire cosa provano loro mentre appoggiano al tuo petto la loro testa, e in realtà ti accorgi dello sforzo che fanno per ballare con te. E ti piacerebbe sapere perchè si divertono tanto con quel tizio là in fondo, che non fa niente di differente da quello che fai tu, la posizione è la stessa, i movimenti sono quasi impercettibili, però con lui, abbracciate a lui, come innamorate loro sorridono, sembra che sognino. Ma che cavolo sognano?

Mi sedetti rassegnato su una sedia. Mi si avvicina un tizio che probabilmente aveva provato le stesse cose che adesso provavo io, però molti anni prima.

"Non scoraggiarti", mi dice. "All’inizio è così. E non voler fare troppe cose".

Fu un bel momento tra uomini. Mi sentivo quasi bene, ma con la leggera voglia di dargli una testata sul caso.

Poi divenni improvvisamente umile, che per me è quasi il segno della totale disperazione.

"Ma tu lo sai cosa sentono?" gli chiesi.

Allora mi guardò serio: “Ti dico un segreto, vedi quello là in fondo che balla così bene?”

“si la vedo”...le donne a Tango diventano cento volte più sexy di come sono nella loro vita reale, qualcosa le trasforma. “Certo che la vedo” idiota.

“Lo sai perchè le donne vogliono ballare con lui? ”… Pausa.

“Perchè?” gli domando.

“Perchè mentre ballano, con uno bravo, si bagnano”.

E così è cominciata la mia avventura alla ricerca dell’essenza del desiderio, e del sesso. Non che il tango sia stata la chiave, ma è stato l’inizio. Da quel momento dove gli altri vedevano solamente un modo di ballare io vedevo un modo differente di fare l’amore, e di imparare a fare l’amore. Ma non era sufficiente. Dovevo anche scopare, ovvio. E poi finalmente sarei riuscito a fare l’amore come un dio, come ballava quello là. Se lui, mi dicevo, aveva trovato il modo di trasformare una camminata in una poesia, io avrei trovato il modo di trasformare il sesso in poesia.

Forse un giorno avrei scritto un manuale di sesso, ricordando quel tizio.

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Non sono uno psicologo, nè uno psicoterapeuta. Quello che trovi nei miei siti non sostituisce l'intervento di altri professionisti. Nel caso tu ritenessi di avere disagi che richiedono la loro consulenza devi rivolgerti a loro. Io sono un coach. Non risolvo problemi. Ma posso vedere  il tuo potenziale, e darti gli strumenti per esprimerlo al meglio con le donne e nella vita.