IL CORPO COME MAESTRO

PER PRATICA POETICA ANIMALE

Sono un uomo che ancora non si è arreso alla volontà di depotenziamento meccanicistica e narcisistica di questa nuova civiltà senza inconscio.

Lavoro con l'energia maschile sull'energia maschile.
Dunque scrivo per celebrarla e potenziarla.

Ritengo che un futuro senza potenza virile e senza bellezza maschile non sarà un futuro popolato da umani, ma un futuro abitato esclusivamente da robot.

Ma sono pronto a combattere questa guerra dichiarata contro la bellezza e contro il sesso. 

E' a questa civiltà transumana che, con questi articoli e le mie attività, mi oppongo.

Io non mollo. E invito uomini e donne a non mollare. A non credere nelle macchine bensì ancora negli dei, nei demoni, nella natura.

Non ho paura di affrontare i modelli maschili che hanno attraversato la storia, la poesia e il mito, anzi li nutro, anche se sono stati modelli scomodi, se a volte questi uomini si sono persi, anche se le loro storie, che comunque ci appartengono,  allo stesso tempo ci spaventano.
Scrivo anche per loro, scrivo per tutti i maschi che non si riconoscono nel modello patriarcale, nel modello unisessuale verso cui ci spinge il futuro robotizzato.
 
Scrivo perché ritengo che la violenza verso le donne e verso i fragili del mondo non possa essere vinta, senza lavorare per prima cosa sulla maschilità monoteista, per superarla. 

Per questo cerco di guardare la storia della maschilità per distinguerla da quella del patriarcato.

Sono consapevole che i maschi che non ne hanno compreso la differenza hanno deformato la storia impedendo all'erotismo di opporsi con forza alla dissacrazione nichilista, monoteista e pornografica dei maschi impotenti.

Da Ovidio e Plutarco ho imparato che un uomo deve sempre scegliere tra due strade: più dati o più metafore.

Io ho scelto la metafora.

Da Nietzsche ho imparato che  il conformismo si può superare solo con più anticonformismo, cioè con più creatività da mettere a disposizione alle nostre vite. 

Io ho scelto più creatività.

Da Gabriele d'Annunzio ho imparato che il verso è tutto, e che la poesia è Eros.

Ho scelto l'Eros.

Da Pavese ho imparato che nemmeno le poesie più potenti ci possono salvare, se non siamo disposti a rischiare di immergerci e morire dentro di loro e  a fare l'amore attraverso di loro.

Io ho scelto di rischiare quindi. Di immergermi completamente nella pratica poetica immaginale,
inventando pratiche, cercando di scriverne, di metterle a disposizione di tutti coloro che vogliono resistere alla guerra dei dati.

Da James Hillman ho imparato che la risposta  a qualunque problema è sempre stata la stessa, dall'inizio dell'umanità:  più mente poetica, più competenza simbolica.

Io ho scelto di avere più una mente poetica.

Da David Deida ho imparato che la maschilità è energia a disposizione della specie, oggi ridotta dal potere patriarcale a un burattino nelle mani di titani.

E non sarò un maschio patriarcale, il cui metodo è annullare il pensiero critico, e degradare l'affettività, per creare più agevolmente gerarchie, caste, e divisione. 

Ma soprattutto dal mio corpo ho imparato davvero ciò che conta: che sono un animale, che l'anima è l'origine, il clan, la specie: che la poesia si fa ogni giorno, fisicamente, come si fa l'anima,  quotidianamente, come si fa l'amore, incessantemente.

Ho scelto questo corpo. Di maschio. Per esistere, e scrivere.