Spiegare la Poesia e l'Informatica insieme

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Più abbiamo bisogno di macchine più abbiamo bisogno di dati, e più abbiamo bisogno di dati, più abbiamo bisogno di metafore, di sogni, di altri esseri umani con cui condividerli. Abbiamo bisogno di pensare in poesia, nella misura in cui cerchiamo di allontanarci dal linguaggio macchina.  
Ma continuiamo ad allontanarci dal linguaggio poetico, costantemente, più fondiamo città, come se fuggissimo da qualcosa: da un immaginario che riusciamo a spiegare.
Tutti gli altri esseri viventi, e forse la materia stessa pensano in poesia; non sanno cosa significa "spiegare" . Mentre noi esseri umani viviamo da milioni di anni cercando di allontanarci da questa origine, provando a capire: ci allontaniamo dalla percezione di poesia, dalla relazione poetica con le cose. La poesia è il nostro linguaggio macchina, o meglio: è l'energia che lo forma, e per pensare macchine migliori dobbiamo poter pensare di più in poesia, imparando a cogliere - ad ogni passaggio - qualcosa che sfugge, ma rimane lì, dopo di noi: dopo il linguaggio. Qualcosa di estrinseco. Dobbiamo diventare più autentici e originari noi, per scrivere linguaggi più originali, e più potenti.
In realtà l'informatica e la poesia fanno la stessa cosa, mettono in relazione la materia con il linguaggio. Se ripercorriamo entrambi a ritroso arriviamo alla stessa cosa: a percepire il mistero che attraversa la materia, la sua forza, la sua voce oscura, la sua potenza. Qualcosa di estrinseco, dopo il linguaggio.